Telefonata intercorsa con Padre Enzo:
Da quanto ho capito è una persona di una certa età
(presumibilmente 65 anni) e, da 20 anni a questa parte, è
missionario in RCA. Si è occupato di acquacoltura ed
educazione agraria per parecchi anni, ora però è
dislocato in una missione dove non ci sono bacini di allevamento.
Mi ha confermato che l'unica missione dove ancora ci sono i
pesci è il seminario della Yolé.
Lì sono dovuti intervenire sugli scavi rinforzando le
sponde con tecniche non locali, ma secondo criteri europei.
Per il resto la gestione è totalmente autoctona.
Ha confermato che la gestione di un impianto a regime non richiede
molte energie: la cura dei pesci, alla loro missione, è
orchestrata con la raccolta dei frutti, l'allevamento di polli
e maiali e altre attività simili.
Dettaglio importante: contrariamente a quanto riportato sui
manuali FAO e a quanto detto da Berni, Fanciulli e dai più
illustri pesciaroli, i frati non sono sessisti, non dividono
i maschi dalle femmine e neppure dividono i pesci per taglia;
probabilmente hanno una resa un pò inferiore, ma nell'economia
del sistema rurale a loro va bene così.
Piuttosto, i loro bacini sono a profondità variabile:
da una parte l'acqua è profonda 1,5 m, in modo da accogliere
i pesci di taglia più grande; all'altra estremità
la profondità si riduce a 25 cm, in modo tale da avere
acqua più calda per la schiusa delle uova e un luogo
più protetto per i piccoli. Al momento di svuotare la
vasca, gli esemplari più giovani vengono messi in recipienti
provvisori, per poi essere rimessi a dimora e dare il via a
un nuovo stock ittico.
Per quanto riguarda il primo aprovvigionamento di pesci, ha
detto che, al Km 12 da Bangui, c'è un grande lago dedicato
all'allevamento intensivo di tilapie gestito da cinesi (mi sembra
che il lago si chiami Boulan, ma è tutto da verificare);
probabilmente li è facile procurarsi i primi esemplari.
Chiara